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Assurdo e ridicolo. Ironia e deductio ad absurdum nella retorica forense

Gianluca Sposito, Assurdo e ridicolo. Ironia e deductio ad absurdum nella retorica forense, in Cultura giuridica e diritto vivente, Vol. 5 (2018)

L’ironia è alla base del procedimento speculativo socratico, nel quale l’interlocutore viene “messo in ridicolo”. Il “ridicolo” svolge nell’argomentazione funzioni analoghe a quelle dell’assurdo nella dimostrazione: ridurre al ridicolo equivale ridurre all’assurdo. L’uso dell’argomentazione per assurdo è presente anche nella retorica romana, in particolare in Cicerone, dove è tuttavia presente anche l’utilizzo del “ridiculum” quale strumento retorico (distinto dunque dalla deductio ad absurdum quale strumento argomentativo), così come l’ironia (che contribuisce alla rottura delle cornici di senso univoche e dell’atmosfera di serietà che le pervade). L’argomentazione per assurdo (deductio ad absurdum) diviene poi schema argomentativo anche per numerosi giuristi (in particolare in Celso), ed è un modo di argomentare ben lontano dall’essere un semplice espediente per confondere e ridicolizzare l’avversario, consistendo piuttosto in un procedimento logico rigoroso, assoggettato a canoni ben precisi. Nelle fonti giuridiche non consta, invece, l’utilizzo del ridiculum, che sembra dunque rimanere uno strumento puramente oratorio, evidentemente non adeguato alle riflessioni dei giuristi e relegato tutt’al più all’oratoria del foro.

Irony is at the base of the Socratic speculative process, in which the interlocutor is in a way “ridiculed”. Ridicule carries on functions similar to those of absurd in demonstration, i.e. reducing to ridicule is equivalent to reducing to absurdity. The use of argumentation by absurdity is also present in Roman rhetoric, particularly in Cicero, who makes use of ridiculum also as a rhetorical tool. Ridiculum is different both from the deductio ad absurdum – that is an argumentative tool – and from irony, that contributes to breake univocal sense frames and the atmosphere of seriousness that they involve. The argument for absurd (deductio ad absurdum) becames an argumentative scheme also for numerous jurists (particularly Celsus). This way of arguing does not absolutely consist in a simple expedient to confuse and ridicule the opponent. It is instead a rigorous logical process, subject to precise rules. In the legal sources ridicule is not used. Therefore it seems to be a purely oratory instrument, apparently not adequate to the reflections of the jurists and relegated to the oratory of the forum.

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