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Ironia e sarcasmo nelle aule di giustizia?

Possono trovare spazio nelle aule di giustizia figure retoriche, peraltro diverse, come ironia e sarcasmo? Se non addirittura forme di umorismo?

Occorre anzitutto chiarire bene cosa siano ironia e sarcasmo, figure retoriche spesso accomunate e confuse, ma in realtà ben distinte.

L’origine risale al mondo greco, e in particolare a Socrate, che “finge di non sapere” per poi mostrare quanto sia di per sé debole o addirittura contradditorio quanto sostenuto dal suo interlocutore, mettendolo in ridicolo. L’ironia è l’arte di colpire senza colpire, di nascondersi per aggredire con l’astuzia, secondo la norma della volpe (animale ‘ironico’, cioè simulatore per natura). È una spada che ferisce ma non uccide, e che tuttavia può far male più dell’insulto diretto.

Nell’uso comune, l’ironia è oggi la dissimulazione del proprio pensiero con parole che significano il contrario di ciò che si vuol dire, con tono tuttavia che lascia intendere il vero sentimento: “Che bravo!”, esclamato di fronte ad un risultato disastroso; o “Bella macchina!”, di fronte ad un cartoccio.

Costruire un messaggio ironico presuppone la consapevolezza, da parte del suo autore, del perché vi si ricorre, del contesto in cui si propone e del pubblico a cui è destinato, che dovranno essere in grado di accettare e comprendere la scelta del mezzo ed il messaggio portato. Perché l’ironia è una figura retorica che richiede un genere di comprensione e possiede un’autonomia che vengono annullate dal passaggio attraverso la spiegazione: non appena aggiunge una parola di spiegazione, l’ironia si distrugge.

La comprensione dell’ironia richiede, del resto, un complesso intreccio di sviluppo cerebrale, capacità cognitive ed esperienze socio-cognitive. Lo sviluppo delle aree cerebrali coinvolte in questo processo maturano in tempi lunghi e diversi da persona a persona. I risultati di alcuni tra i primi studi sulla comprensione dell’ironia (negli anni ’80) mostrarono che a 6 anni i bambini sono in grado di capire senza problemi gli atti comunicativi sinceri, la comprensione dell’inganno migliorava fra i 6 e i 13 anni, ed infine quella dell’ironia iniziava dai 13 anni alla fase adulta (in verità, anche per gli adulti l’ironia era compresa solo nel 50% dei casi…).

L’ironia è certamente diversa dalla menzogna perché l’affermazione intenzionalmente falsa è utilizzata per comunicare qualcosa che il parlante considera vera.

Ma è diversa anche dal sarcasmo. Il termine deriva dal greco ‘sarkasmòs’ (che fa riferimento al dilaniare, addentare, lacerare carni) e l’etimologia aiuta a comprendere facilmente il suo significato intrinseco: è infatti una forma di ironia amara e pungente, ispirata da animosità e quindi intesa a offendere e umiliare. Alcuni esperti di linguistica lo considerano un “insulto educato”. E la differenza tra l’ironia e il sarcasmo è tra ciò che fa sorridere e ciò che invece ferisce.

Il confine è sottile, e le differenze sostanziali si riconoscono dall’effetto che producono.

L’ironia ha un effetto benefico, quasi rilassante, dissipa le tensioni, stimola pensieri nuovi e anche se volta ad esprimere un disappunto, essa viene espressa all’altro con un animo benevolo, quindi non ferisce. L’ironia presuppone creatività e, ben dosata, è positiva perché consente di uscire da uno stato d’animo avverso e ne ridimensiona la portata, relativizzando i fatti. L’ironia generalmente alleggerisce.

Il sarcasmo, invece, ferisce. L’obiettivo del sarcastico è pungere, far sentire in colpa, provocare reazioni negative per ottenere uno scopo personale, fosse anche solo quello di tenere l’altro sotto controllo psicologico. Il sarcasmo è l’ironia portata all’eccesso e mossa dal fine di sminuire e svilire l’altro.

Il sarcasmo quindi comporta la presenza di impulsi aggressivi primitivi, spesso inconsci ed è uno strumento del debole che vuole apparire forte e attaccare duramente, garantendosi di non essere attaccato (perché ha agito nel solco dello ‘scherzo’).

“La libertà comincia dall’ironia”, diceva Victor Hugo ed è forse vero. Ma usare l’ironia (tanto meno il sarcasmo, e forme di umorismo sulle quali anche torneremo) non è da tutti: è una cosa seria, da usare in modo saggio. Se costruita o usata male, può diventare pericolosissima, soprattutto in ambito giudiziario, dove il contatto con argomenti particolarmente delicati e con soggetti spesso deboli può produrre effetti esattamente opposti alle aspettative.

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