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Tra oratore e attore

Secondo la struttura della retorica classica, l’oratore – dopo inventio (ricerca e organizzazione degli argomenti da trattare), dispositio (disposizione degli argomenti) ed elocutio (perfezionamento linguistico del discorso) – nell’actio si concentra sull’impostazione della voce, sulla modulazione dei toni e sulla prova generale dei gesti da fare al momento della prestazione.

Ma l’actio dell’oratore quanto è diversa da quella dell’attore? La storia della retorica evidenzia una netta preferenza per la figura professionale dell’oratore. Questo perché l’attore, che soggiace a una condanna morale perché della verità è solo imitatore, mira a un’alterazione pesante della realtà, mentre l’oratore tende a un’imitazione leggera: è imitatore della vita vera. L’oratore infatti non deve imitare gli attori e la loro effeminatezza, sostiene ad esempio Quintiliano, ma deve tendere a un’actio virile, appresa dalla palestra o dalla piazza d’armi dei soldati.

Gianenrico Manzoni, Il linguaggio del corpo: tra oratore e attore, ACME – Annali della Facoltà di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Milano, V. 70 n. 2 (2017) – DOI: https://doi.org/10.13130/2282-0035/9359

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