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All’origine di un discorso… l’exordium

‘Principiare’ qualunque discorso è attività spesso delicata, anche psicologicamente; tanto più in ambito giudiziario.

Nella retorica classica il discorso di genere giudiziario utilizza una specifica partizione: exordium (esordio), narratio (narrazione dei fatti), demonstratio (argomentazione della propria tesi e confutazione di quella avversaria); peroratio (perorazione o epilogo).

Secondo Aristotele, solo due di queste parti (e cioè la narratio e la demonstratio) sono parti necessarie del discorso persuasivo mentre exordium peroratio sarebbero meramente eventuali in quanto superflue. Proprio l’exordium poteva mancare quando il discorso fosse necessariamente breve o l’oratore avesse necessità di entrare in medias res senza indugio e con un attacco improvviso.

Scopo dell’esordio era comunque rendere l’uditorio (il giudice e i giurati, ma anche il pubblico) benevolo, attento e arrendevole. Tra i vari luoghi comuni utilizzati per l’esordio, si ricordano l’affettazione di modestia o dichiarazione di inadeguatezza (consistente nel confessare appunto la propria inadeguatezza e ritenuto strumento efficace in quanto tendente a suscitare un naturale moto di simpatia verso chi è in difficoltà), la dichiarazione di brevità (esemplificato dal “sarò breve” di tante orazioni anche contemporanee, e particolarmente rischioso) e la chiarificazione delle motivazioni che hanno spinto l’oratore a scrivere o prendere la parola (causa scribendi) o addirittura ad assumere la difesa, con possibile e più ampia digressione.

Un particolare tipo di esordio è l’insinuatio. Consiste nel dissimulare la tesi che si sta per argomentare, nell’assecondare le presunte resistenze dell’uditorio, fingendo di condividerne le opinioni o addirittura i pregiudizi, per poi vincerli dopo aver conquistato la fiducia. Necessita di un’operazione di vera e propria ‘insinuazione’ nell’animo dell’uditorio, in modo da guadagnare una benevolenza, un ‘credito’, che non è possibile chiedere esplicitamente.

Esempio classico è quello tratto dal Giulio Cesare di Shakespeare:

“Non sono qui per lodare Cesare ma per seppellirlo”

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