Written by 6:37 am Oratoria - Hodie

La tele-oratoria forense

Il futuro dell’oratoria forense? In un luogo giudiziario virtuale, dove ciascuna parte è un’icona che poi, quando connessa, diventa un’immagine animata. Si ingrandisce e guadagna il centro quando parla, con un operatore che ti dà voce se lo richiedi, se ti vede richiederla, se la connessione non precipita inesorabile travolgendo tutto. Per poi ritrovarsi nel verbale (ovviamente telematico) la dicitura “La connessione veniva perduta alle ore…”: il freddo necrologio di una morte annunciata.

Ma non sempre accadrà questo, certo. Sarà comunque bello poter attendere ciascuno nel proprio studio il momento del processo, chiamati da un bip o da un banner che magicamente ci invitano ad entrare nel luogo giudiziario virtuale deputato, senza più estenuanti attese in corridoi e aule gremite come centri di prima accoglienza.

Saremo noi e un monitor, e tante finestrelle colorate e animate. Non fa niente che un’eventuale opposizione ad una domanda possa arrivare anche dopo la risposta fornita da un teste (c.d. latenza), o che non si possa ancora immaginare come consentire al difensore di colloquiare con un cliente (magari in cella, non virtuale). E non fa niente che il giudice, in quella finestrella che sarà sicuramente più grande delle altre, possa sembrare guardarti mentre è il tuo turno, mentre parli e provi una tele-oratoria forense (magari letta a video), e invece lui sta solo rileggendo i motivi contestuali del processo a seguire (perché tanto quelli del tuo li ha già anche passati via chat al cancelliere della finestrella accanto).

Perché questo è il futuro, bellezza, e tu non puoi farci niente (si potrebbe sospettare).

No, no: non indico soluzioni. E, comunque, non competono a me. Ma come operatore forense e studioso dell’oratoria e della retorica ho solo voluto riflettere ad alta voce un sabato mattina assieme a voi.

Che la clausura vi sia lieve: ci aspetta un futuro inimmaginabile.

Gianluca Sposito

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