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L’accidentale eziologia psicologica

Francesco Galgano, alcuni anni fa, prendeva posizione (in verità non perdeva mai occasione) sulla complicazione sintattica e sull’oscurità semantica che caratterizza, troppo spesso, atti e documenti giuridici. E sottoponeva ai lettori un brano tratto da una motivazione di Corte d’appello (di Roma) del 1992:

“l’ipotesi di inesistenza dell’accordo si verifica quando, indipendentemente da qualsiasi accidentale eziologia psicologica, sia impossibile la giuridica identificazione di una, sia pure minima o persino invalida, espressione della combinata autonomia negoziale delle parti – in altri termini, quando non si possa, con i sensori del diritto positivo, percepire l’avvenuta concretizzazione di una loro volontà comune che, sorretta da comune intenzione, abbia forza di legge tra le medesime”

“Debbo confessare” – commentava Galgano – “che non so che cosa sia una “accidentale eziologia psicologica”, che mi sfugge il concetto di “combinata autonomia negoziale”, che ignoro dove risiedano i “sensori del diritto positivo”. E – considerata anche la sentenza di Cassazione che si pronunciava su quella d’appello – parlava di “gara di ermetismo” tra le due Corti.

I tempi sono cambiati? Non molto. Evidentemente, c’è ancora da riflettere sulla “eziologia” del fenomeno…

Indicazioni bibliografiche

Galgano F., Il dissenso occulto in Cassazione, in “Contratto e impresa”, 1997, pp. 890 ss.

Mortara Garavelli B., Le parole e la giustizia. Divagazioni grammaticali e retoriche su testi giuridici italiani, Bompiani, Milano, 1988

Sposito G., In nome della lingua italiana. Manuale di scrittura forense, Intra, Pesaro, 2020

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