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Organizzare gli argomenti di un discorso

di Irene Bellon /

Uno dei passaggi fondamentali per l’efficacia persuasiva di un discorso è la sua progettazione. La dispositio, definita da Quintiliano come “l’utile distribuzione degli argomenti e parti nei luoghi opportuni” individua la fase dell’organizzazione del discorso.

Ogni oratore può seguire schemi diversi ma l’importante è che dia un ordine alle sue argomentazioni. Il discorso è un viaggio e chi ascolta deve percepire che l’oratore conosce bene la direzione.

L’organizzazione degli argomenti è fondamentale soprattutto perché ogni discorso è limitato nel tempo. Indipendentemente dalla natura della limitazione – per convenzione, disponibilità di tempo e spazio, opportunità o attenzione dell’uditorio – la forma del discorso deve considerare questo limite che condiziona la scelta degli argomenti e il modo in cui questi verranno presentati agli ascoltatori.

“Come a chi innalza una costruzione non basta accumulare pietre e materiali ed altri arnesi utili all’edilizia, se non vi si aggiunga la valentia nel disporli e nel collocarli, così nell’eloquenza la provvista degli argomenti, per quanto piena sia, si ridurrà ad un cumulo informe, se analogamente la disposizione non li legherà in un tutto armonioso e organico”

Quintiliano

L’ordinamento dei contenuti nella retorica classica concerneva innanzi tutto la disposizione degli argomenti probatori e ne individuava tre modelli:

  1. ORDINE CRESCENTE: collocare gli argomenti più solidi alla fine del discorso. Il pubblico porta con sé, alla fine del viaggio, gli ultimi e più incisivi argomenti probatori 
  2. ORDINE DECRESCENTE: collocare all’inizio gli argomenti più forti e si proceda via via secondo i più deboli 
  3. ORDINE OMERICO O NESTORIANO: distribuire gli argomenti più fragili al centro mentre quelli più convincenti all’inizio e alla fine del discorso probatorio

Tale ultimo modello è considerato il più equilibrato poiché eliminerebbe i rischi degli ordini crescente e decrescente rispettivamente di annoiare il pubblico all’inizio o di memorizzare gli argomenti meno efficaci perché enunciati per ultimi. 

Tuttavia, nel suo Trattato dell’Argomentazione, Perelman riformula i classici temi della dispositio mettendo sempre al centro l’interlocutore. Difatti, se la premessa è che l’argomentazione è destinata a un particolare uditorio, bisognerà tenere conto delle attese di chi ci ascolta su quanto è concepito come naturale, delle eventuali analogie e dei giudizi del pubblico, che dovranno essere tenuti in considerazione al pari degli altri mezzi coi quali si cerca di influenzare il destinatario di una comunicazione persuasiva. 

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